Storia

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Cose da vedere

Architettura e urbanistica

In questa prospettiva di rivalutazione acquistano rilevanza le mura castellane, il torrione settentrionale e la chiesa trecentesca, elementi chiave di Castelfranco, danneggiati ma comunque in grado di consentire una lettura tipologica di indubbio interesse storico-urbanistico.

La chiesa ha caratteri stilistici affini a quelle delle tre chiese convenutali erette a Norcia sullo scorcio del secolo XIV (S. Francesco, S. Benedetto, S. Agostino).

Il torrione è l’unico esempio in tutto il territorio nursino che conservi quasi intera la mole e la forma originaria, fatto straordinario dal momento che i terremoti e il tempo hanno cancellato dappertutto simili manufatti o li hanno resi irriconoscibili.

Le mura materializzano sul terreno l’impotesi progettuale calata sulla difficile situazione orografica del sito. Suggestiva e pittoresca appare l’articolazione delle membrature murarie con il dirupo roccioso sul lato sud, dove si arrampicano dal basso le fabbriche di Capodelcolle.

All’interno della cinta muraria sono in parte riconoscibili gli spazi concepiti per la vita dei castellani: abitazioni, volte sotterranee, spiazzi, viuzze, fonti, serbatoi idrici e fortilizi.

Viabilità storica e arte diffusa

Gli aspetti urbanistici assieme a quelli ambientali sono il punto di forza di Castelfranco. Ma non bisogna dimenticare altri elementi. La viabilità storica, ad esempio, susciterà nel visitatore colto quelle stesse sensazioni provate in passato dai viaggiatori d’oltralpe alla scoperta del territorio italico.

Nel nostro caso, l’itinerario maestro è lo stesso che tracciò il biografo di San Benedetto, Gregorio Magno, muovendo idealmente da Nursia per arrivare a Cample e alla Valle Castoriana.

Ma è anche quello seguito dalle milizie di Francesco Sforza e dall’esercito del re di Napoli nel secolo XV. Il percorso di Castelfranco si arricchisce continuamente di piccoli incontri d’arte: dalla Madonna Bianca alle edicole viarie di Pielarocca, dagli affreschi di S. Antonio di Capodelcolle ai piccoli tesori di S. Andrea e S. Maria di Piazza a Campi, dalla pieve di S. Salvatore a S. Eutizio, veri scrigni di storia e di arte, dalle epigrafi romane alle presenze rinascimentali, dalle sculture lignee alle tele barocche.

Ricostruire la memoria

Purtroppo, gli eventi sismici del 2016 hanno profondamente ferito questo patrimonio culturale che si spera venga presto ricostruito e/o restaurato, in quanto costituisce la memoria storica e identitaria di questi luoghi.

Per questo è importante che, non appena saranno ripristinate le condizioni di sicurezza, possano tornare nei luoghi di origine anche tutte le opere d’arte strappate alla furia del sisma e conservate nel deposito di Santo Chiodo a Spoleto, per restituire alla popolazione un tassello importante della propria storia e della propria cultura.