Castelfranco: il pallio nella festa di San Benedetto

Il 21 marzo a Norcia si celebra san Benedetto, patrono della città e, dal 1964,  patrono principale d’Europa in seguito alla proclamazione avvenuta con la lettera apostolica Pacis nuntius di Paolo VI.

La ricorrenza era – ed è – talmente importante nella vita del comune che ad essa è dedicata la rubrica XLIX del libro primo degli Statuti, che ha come titolo Della festa se debia fare in nello dì de Sancto Benedicto, in cui si descrive lo schema dei festeggiamenti in onore del santo patrono della città.

In tale schema del 1526,  è ricompreso anche Castelfranco –  Ancarano che, insieme a tutti i castelli dell’antico comune nursino, era chiamato a “offrire” il pallio al santo patrono.

Il pallio offerto durante le celebrazioni era un vessillo di stoffa preziosa. Non poteva essere di taffetà, ma di broccato di seta, d’oro e d’argento. Era tollerato anche il pallio “de seta colorata oppure damasco”.

Al centro del pallio “spiccar doveva in ricami o in pittura la particolare impresa d’ogni castello”.

 Oltre che negli Statuti, la cronaca dei festeggiamenti in onore di san Benedetto, si legge nelle Riformanze e, in alcuni casi, i vari cancellieri redassero verbali dettagliati. L’appello a presentare il pallio da parte degli abitanti  di Castelfranco, come ricorda il monaco Celestino Ciucci, vedeva la loro ‘resistenza’  finchè non fossero stati chiamati anche ‘Armaleoni’ in quanto pretendevano di discendere dai soldati di Achille chiamati Mirmìdoni.  Solo altri due castelli nursini,  durante l’appello,  avevano delle attenzioni particolari: il rappresentante di Triponzo, durante l’offerta del pallio, era seguito da tutta la schiera dei trombetti mentre il rappresentante di Castelluccio veniva accompagnato dal suono della campana durante la presentazione del pallio. 

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